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23 lug 2016

Piccola pausa estiva

Le vacanze, (non mi sembra ancora vero), quest'anno sono arrivate anche per me! Che andiate a mare, in montagna, o che rimaniate semplicemente a casa a godervi le città deserte, auguro a tutti una splendida estate.

Vi lascerò per qualche settimana, per poi tornare più carica di sempre!
Ho riletto i primi due libri, il terzo "riposa" come da programma, quindi al mio ritorno sarò super carica e prontissima per l'editing definitivo della terza e ultima parte del mio "Il dono dell'Imperatore"! 

Vi lascio con un estratto, che non vi aiuterà a sentire meno caldo!

"...Senza sosta, implacabile, il sole abbatteva i suoi raggi sulla spiaggia rendendo la sabbia simile a cenere calda. Il mare calmo e quieto accarezzava dolcemente la battigia. Non un alito di vento, non un accenno di brezza. Tutto appariva immobile e innaturalmente silenzioso, come in un luogo inesistente, sospeso tra le pieghe di un tempo immutabile.
Sabbia, sabbia ovunque.
La sentiva in bocca, sulla lingua, nelle narici, nelle orecchie. Gli occhi le pizzicavano come se pungolati da centinaia di minuscoli spilli. La sete, intensa, insaziabile, le faceva mancare il respiro; era come se non fosse più l’aria a farla respirare bensì l’acqua. Le labbra spaccate dall’arsura avevano incominciato a sanguinare, sentiva il sapore del sangue in bocca miscelarsi con la salsedine; la pelle cotta dal sole la sentiva come carta, tesa, come se potesse strapparsi da un momento all’altro.
Provò ad aprire gli occhi: le bruciavano tanto, troppo.
Più riprendeva coscienza, più gli indolenzimenti e i fastidi aumentavano. Sentiva la testa pesante, intollerabile, le tempie le pulsavano. Portò d’istinto una mano alla fronte e notò di averla sporca di sangue.

6 lug 2016

Estratto: Un bacio rubato

Ho appena scoperto che oggi è la Giornata Mondiale del Bacio!
All'inizio ho pensato fosse solo una di quelle strane tendenze che escono su Twitter, ma indagando in rete ho scoperto che è una festa vera e propria, nata in Gran Bretagna nel 1990 "per ricordare quanto può significare e cambiare le nostre vite e le singole giornate un bacio. Un gesto semplice e anche veloce, ma tra i più fondamentali e universali che esistano al mondo".
Ho pensato quindi di condividere qui sul blog un estratto con un bacio descritto nel primo libro de "Il dono dell'Imperatore". Non sarà un bacio da favola, ma vi garantisco che i due protagonisti non l'hanno mai dimenticato. Anzi, "lui" prova ancora un certo rancore per quella sera... o almeno provava!

I nomi sono sostituiti da asterischi, quindi chi non ha ancora letto i libri o è indietro nella lettura non riceverà nessuno spoiler!
 




"...*** spinse sulla maniglia e con sua grande sorpresa la porta si aprì: la camera era avvolta dalla penombra e illuminata dal solo camino acceso. *** entrò e si avvicinò al letto sul quale era poggiata una logora sacca. Poggiò la candela sul tavolino vicino e rovistò al suo interno: vi trovò una penna, dell’inchiostro e una cintura larga e spessa contenente qualcosa. Per capire meglio di cosa si trattasse, slacciò il cordino che la teneva chiusa, ma prima che potesse srotolarla del tutto la porta cigolò e il suo sguardo fu attirato in quella direzione.
Una ragazza era sul ciglio, aveva una candela nella mano e un piatto con del formaggio e del pane nell’altra.
***, che ben conosceva le buone maniere, subito si scusò per l’intrusione. «Ho visto un’ombra e sono entrato incuriosito, non c’è mai nessuno ad abitare queste camere» disse mentre rilegava con il cordino la cintura.
*** si sforzò di rimanere fredda e nei panni di colei che impersonava. Non sapeva chi fosse quel ragazzo, le sembrava di averlo già visto, ma più lo guardava più capiva che era solo una sensazione. Il giovane era ben vestito, il volto curato e ben raso, non era certamente qualcuno della servitù, tantomeno una delle guardie. Quasi certamente era una persona abituata a vivere al castello.
In altre occasioni avrebbe agito diversamente, ma ora vestiva i panni di una ragazza del popolo, timida e impacciata. «Sono solo ospite in questo castello, non mi appartiene nulla ed è giusto che il re mandi qualcuno a controllare.»
«No no, non è così» rispose il giovane mentre infilava le mani in tasca. Era disdicevole farsi sorprendere in flagrante a frugare nelle cose di qualcun altro. «Ero solo qui di passaggio.» 
Di passaggio, all’interno di una camera... 
*** poggiò la candela e il piatto sul tavolino vicino al camino. Con la coda dell’occhio provò a capire cosa l’intruso aveva rinvenuto nella sua sacca. Si era allontanata di fretta sicura che nessuno sarebbe entrato. Aveva sbagliato.

Stupida, stupida ***!

«Ho visto che guardavate tra le mie cose, pensavo fosse un controllo…»
*** si avvicinò al piccolo tavolo sul quale *** aveva poggiato la sua cena e interrompendola si presentò.
«Sono ***. Mi scuso per tanta insolenza, ho peccato di curiosità.»
Ora i due ragazzi erano vicini, *** commise l’errore di alzare lo sguardo e per un attimo i loro occhi s’incrociarono. Li abbassò immediatamente come a ricordarsi chi era, s’inginocchiò e chiese scusa per come aveva osato parlare.
*** sorrise e le porse la mano per aiutarla a tornare in piedi, poi le chiese di presentarsi.
«Il mio nome è ***, arrivo dalla lontana Ridden. Ho condotto qui un oggetto che vostro padre ardentemente cercava. Dopo il mio lungo e difficile viaggio, ho riportato ferite e il mio corpo ne è uscito molto debilitato. Il re è stato molto gentile a offrirmi ospitalità.»
«Non avrei mai detto foste una ragazza del popolo. Non che le ragazze del popolo siano strane o brutte, ma i vostri modi, quello che avete con voi e la vostra bellezza mi hanno fatto pensare foste una nobile ospite.»
***, sapute le umili origini della ragazza, sembrò prendere coraggio. Era meno tirato e sul suo viso spuntò un luminoso sorriso. Non era un ragazzo difficile, per lui le donne erano donne, se qualcuna gli piaceva, era solito prenderla. Non faceva mai grande fatica, era affascinante, e soprattutto le popolane timide e impacciate cedevano rapidamente alle sue lusinghe.
*** guardò ancora una volta il letto e rispose secondo ciò che vide. «Questa sacca non appartiene a me, ma all’uomo che portava con sé l’oggetto che ho portato a vostro padre. Non giudicatemi male, non sono una ladra, l’ho rinvenuto e ho offerto un servizio al mio re» disse la ragazza mentre riponeva le cose nella sacca. Poi aggiunse: «Potete prenderla», e gliela porse.
*** però non sembrò interessato, ora i suoi pensieri erano concentrati su quella ragazza dai capelli sottili e dallo sguardo enigmatico e selvaggio. Si avvicinò, le tolse la sacca di mano poggiandola a terra, prese le mani della ragazza tra le sue e le baciò.
*** rimase di stucco, voleva reagire, ma sapeva di non poterlo fare, così si sforzò di apparire più timida e meno arrabbiata di quanto in realtà fosse. «Mio signore, così mi fate arrossire» disse mentre provava a far scivolare le sue mani da quelle di ***, ma il ragazzo le teneva ben salde tra le sue.
«Non dovete sentirvi a disagio, non sono diverso da voi» disse ***, e le baciò il palmo della mano.
*** si sentì come attraversata da un fulmine, deglutì, il disagio ora era reale. Non si era mai trovata in una situazione del genere, doveva trovare il modo di uscirne nel miglior modo possibile. *** le aveva insegnato tutto, ma non l’aveva preparata agli uomini e al loro modo di approcciarsi con le donne.
Per istinto indietreggiò, ma *** avanzò verso di lei, costringendola ad arretrare verso il letto.

5 lug 2016

La fine di un'avventura






Ho ordinato e sistemato le parti dei personaggi all'interno dei capitoli, ho tagliato il superfluo e riscritto le parti che non mi piacevano; ne ho aggiunte di nuove, come una che erroneamente avevo cancellato di Evelyn, e ho scritto l'epilogo. Infine, ho digitato la tanto temuta parola FINE.
Raramente mi sono sentita così triste. So che dovrei essere felice per aver raggiunto un obiettivo importante, ma per adesso il vuoto che sento dentro è troppo grande. Sto convicendo me stessa che quest'avventura non avrà mai veramente fine, che continuerà a vivere nel mio cuore, perché Aleksandra, Adrian, Tristan, Evelyn e gli altri personaggi de "Il dono dell'Imperatore" non sono solo il frutto della mia fantasia, sono come amici conosciuti durante uno splendido viaggio e che mai dimenticherò.
La separazione da loro ora mi addolora, ma questo non mi spingerà a smettere di viaggiare. Sono tanti i personaggi e le storie che bussano alla porta della mia creatività, pronti a diventare parole su carta e a entrare nelle vite di chi sceglierà di leggere i miei libri. Ammetto che la mia mente è già distratta da queste nuove avventure che iniziano a prendere vita, ma il mio cuore è ancora nel vecchio impero di Numia, e vi rimarrà a lungo. Sarà con questo cuore che, dopo una piccola pausa durante il quale il romanzo riposerà, inizierò la seconda fase di correzione, quella di editing vero e proprio.