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23 lug 2016

Piccola pausa estiva

Le vacanze, (non mi sembra ancora vero), quest'anno sono arrivate anche per me! Che andiate a mare, in montagna, o che rimaniate semplicemente a casa a godervi le città deserte, auguro a tutti una splendida estate.

Vi lascerò per qualche settimana, per poi tornare più carica di sempre!
Ho riletto i primi due libri, il terzo "riposa" come da programma, quindi al mio ritorno sarò super carica e prontissima per l'editing definitivo della terza e ultima parte del mio "Il dono dell'Imperatore"! 

Vi lascio con un estratto, che non vi aiuterà a sentire meno caldo!

"...Senza sosta, implacabile, il sole abbatteva i suoi raggi sulla spiaggia rendendo la sabbia simile a cenere calda. Il mare calmo e quieto accarezzava dolcemente la battigia. Non un alito di vento, non un accenno di brezza. Tutto appariva immobile e innaturalmente silenzioso, come in un luogo inesistente, sospeso tra le pieghe di un tempo immutabile.
Sabbia, sabbia ovunque.
La sentiva in bocca, sulla lingua, nelle narici, nelle orecchie. Gli occhi le pizzicavano come se pungolati da centinaia di minuscoli spilli. La sete, intensa, insaziabile, le faceva mancare il respiro; era come se non fosse più l’aria a farla respirare bensì l’acqua. Le labbra spaccate dall’arsura avevano incominciato a sanguinare, sentiva il sapore del sangue in bocca miscelarsi con la salsedine; la pelle cotta dal sole la sentiva come carta, tesa, come se potesse strapparsi da un momento all’altro.
Provò ad aprire gli occhi: le bruciavano tanto, troppo.
Più riprendeva coscienza, più gli indolenzimenti e i fastidi aumentavano. Sentiva la testa pesante, intollerabile, le tempie le pulsavano. Portò d’istinto una mano alla fronte e notò di averla sporca di sangue.
Con non poca fatica si mise seduta. Le mani affondavano nella sabbia calda, bianca e sottile come farina. Vide il mare all’orizzonte fondersi con il cielo azzurro, non una nuvola macchiava di bianco quell’infinita sfumatura celeste.
Un granchio grande quanto la sua mano si crogiolava sulla battigia sotto il prepotente calore del sole. Posò lo sguardo a destra, a sinistra, ma vedeva solo sabbia intorno a sé. Fece un lungo respiro e con le poche forze rimaste provò a mettersi in piedi: aveva bisogno di trovare un riparo per proteggersi dagli implacabili raggi del sole.
Fece qualche passo, ricadde sulle ginocchia, si rialzò e proseguì fino alla palma più vicina. L’ombra le dava sollievo. Guardò alcuni strani frutti sparsi sotto gli alberi e desiderò sentirne il sapore e berne il succo. Ne raccolse uno, ma le forze erano troppo esigue, anche solo per scalfirli.
Si accasciò all’ombra della palma..."

Il dono dell'imperatore. L'occhio di drago
Capitolo XI. Al di là del mare
Miriam B.

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